domenica 21 febbraio 2021 QUERCIA ROVERETO
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Guido Tomasi-fra i padri fondatori della Quercia-ci ha lasciato


di CARLO GIORDANI

Con Guido Tomasi scompare uno degli ultimi testimoni della Rovereto che riuscì a sollevarsi in pochi anni dalle rovine della seconda guerra mondiale. I più anziani lo ricorderanno come dirigente dell’ufficio tecnico del Comune di Rovereto, ruolo nel quale ha legato il suo nome al grande sviluppo urbanistico e industriale della città.
Ma non è stato soltanto il tecnico, il burocrate efficiente, ma un personaggio che nel suo mestiere ha messo anche la passione e l’entusiasmo del cittadino che amava la sua città. Il suo nome resta legato indissolubilmente alle realizzazione dello stadio Quercia, trascinato da Edo Benedetti, amico d’infanzia, con cui era stato fra i padri fondatori nel maggio del 1945 dell’U.S. Quercia, pochi giorni dopo la conclusione della guerra. Benedetti e Tomasi, entrambi con radici comuni nell’allora attivissimo oratorio Rosmini, erano legati dalla comune passione per lo sport, per l’atletica in primis. Hanno cullato a lungo il sogno di uno stadio, di un impianto con la pista atletica per la città di Rovereto. Edo Benedetti ne fu l’artefice politico, trovando le risorse necessarie ( allora con c’era ancora un mamma Provincia ricca), convincendo l’amministrazione comunale del tempo. Guido Tomasi fu non solo l’esecutore tecnico, progettista ma anche direttore dei lavori realizzati dal cantiera comunale. Una cosa che sarebbe assolutamente impensabile ai tempi nostri. Lo stadio fu costruito in poco più di due anni, con strutture artigianali, con muratori e manovali che scavavano canalette con piccone e badile. Il risultato è uno stadio che a quasi 60 anni di distanza (inaugurazione il primo sabato di ottobre del 1964) è ancora il più bello del Trentino Alto Adige.
Con lo stesso metodo fu realizzato anche il centro tennis della Baldresca, costruito qualche anno dopo lo stadio, all’inizio degli anni Settanta del secolo scorso.
Nell’atletica Guido Tomasi è stato anche per molti anni apprezzato giudice di gara, chiamato fra l’altro dalla FIDAL nazionale a far parte della ristretta cerchia dei tecnici omologatori di piste, ruolo ricoperto per lunghi anni, fino a quando l’età lo ha consentito. Non mancava mai alle gare importanti, ha sempre voluto essere in prima fila a tutte le dizioni del Palio Città della Quercia.
La sua passione lo spingeva a cercare di tenere sempre il “suo” stadio aggiornato alle evoluzioni della tecnica. Per questo dopo la prima pista in terra rossa fu l’artefice della pista in materiale bituminoso (rubkor) e poi ancora nei modernissimi materiali gommosi.
Lo sport roveretano deve quindi molto a Tomasi, persona riservata e discreta, sempre lontano dalle luci della ribalta, ma attento e sensibile nella costruzione di una impiantistica al servizio dei giovani e di tutta la città. Anche il campo di calcio Baratieri porta la sua firma e non a caso era dotato anche di un rettilineo e di pedane per l’atletica, destinate agli studenti delle scuole vicine.
Al di là dello sport Guido non aveva mai dimenticato le sue radici all’oratorio Rosmini. Per moltissimi anni, sempre assieme a Edo Benedetti, ha tenuto in vita l’associazione ex oratoriani, che ha riannodato i fili di una generazione che in quella istituzione della parrocchia di San Marco aveva trovato il punto di riferimento per costruire anche un senso di comunità fondamentale per ricucire le ferite della guerra.
Da quel ceppo erano partite anche molte iniziative di solidarietà destinate non solo alla città ma anche alle sofferenze del mondo. Il tutto sempre con la discrezione e la riservatezza che erano il segno distintivo anche di Edo Benedetti.
Rovereto deve dire grazie e ricordare come merita Guido Tomasi, un cittadino che ha onorato al meglio la sua città.

Guido Tomasi alla festa dei 70 anni della Quercia
Guido Tomasi alla festa dei 70 anni della Quercia

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