giovedì 13 agosto 2020 QUERCIA ROVERETO
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Addio a Ezio Tomasi Un padre della Quercia


La Quercia piange la scomparsa di Ezio Tomasi, morto oggi dopo una lunga battaglia con la malattia. Pioniere dell’atletica a Rovereto, primo storico allenatore della società, lascia un ricordo indelebile nei tanti atleti che ha fatto crescere dal punto di vista non solo sportivo ma anche umano.
I funerali si svolgeranno venerdì 14 agosto alle ore 8.45 al cimitero di San Marco a Rovereto. Dirigenti, tecnici e atleti sono pregati di essere presenti per l’ultimo saluto ad una persona che si è spesa per moltissimi anni al servizio della nostra società.

Qui sotto l’articolo scritto per il giornale L’Adige.


di CARLO GIORDANI

Con la scomparsa di Ezio Tomasi la comunità roveretana perde un punto di riferimento fondamentale dello sport e del giornalismo della città per oltre 60 anni.
Al di là della professione di insegnante, svolta con la serietà e la competenza che tutti gli riconoscevano, Ezio ha fatto dello sport e del giornalismo i cardini della sua lunga vita, conservando sempre la famiglia come porto sicuro.
Sono ormai in pochissimi, per ragioni anagrafiche, a ricordare quello che ha fatto per far crescere l’atletica e la sua amatissima Quercia, sotto la spinta iniziale di Edo Benedetti, grande visionario che sapeva tradurre i sogni in realtà. Da buon velocita a cavallo del 1950 Ezio aveva scelto imboccato presto la strada del tecnico-dirigente, protagonista della promozione dell’atletica nei quartieri di Rovereto, in particolare a Borgo sacco con Angiolino Cozzaglio, Era uno sport di altri tempi. Rovereto non aveva neppure un minimo impianto per l’atletica, gli allenamenti si svolgevano sullo sgangherato campo di calcio di via San Giovanni Bosco, unico impianto sportivo della città.

Ezio Tomasi, con la squadra di basket della Quercia nel campo di via San Giovanni Bosco
Ezio Tomasi, con la squadra di basket della Quercia nel campo di via San Giovanni Bosco

In queste condizioni Tomasi riuscì a portare atleti in maglia azzurra: lo sprinter Gino, Jacob, seguito poi dai fratelli Tullio e Luigi Cavalieri, Bruno D’Incà ed anche da chi scrive queste note. Si crearono quindi le condizioni per pensare alla costruzione di uno stadio a Rovereto, di cui fu principale artefice sempre Edo Bendetti, spalleggiato dall’ing. Guido Tomasi, capo dell’ufficio tecnico comunale, a sua volta capo dell’ufficio tecnico comunale. La passione di Ezio era grande: col suo mitico Galletto e poi con la Fiat 500 arrivava dalla val di Gresta, dove insegnava, per seguire puntuale i suoi atleti.
La Quercia è stata la sua seconda casa e dopo aver smesso il ruolo di tecnico si sempre impegnato nel direttivo fino a quando le condizioni di salute lo hanno consentito e la sua saggezza è risultata fondamentale nei momenti difficili che inevitabilmente arrivano nella vita di ogni associazione.

Ezio Tomasi, dirigente e allenatore della Quercia, qui al centro con gli atleti al "Bosco della citta'" per un allenamento
Ezio Tomasi, dirigente e allenatore della Quercia, qui al centro con gli atleti al "Bosco della citta'" per un allenamento

L’ingresso nel giornalismo è stato una conseguenza quasi naturale. Ancora a cavallo del 1960 L’Adige aveva individuato Ezio come persona capace di seguire e raccontare lo sport roveretano. Un impegno a tutto campo, a partire ovviamente dalla sua amatissima Quercia ( non solo atletica, ma allora anche squadra di basket di primo piano in Trentino Alto Adige), ma esteso a tutto l’orizzonte dell’attività sportiva cittadina. Ha seguito le sorti dell’U. Rovereto dalla serie D sul vecchio campo, fino agli anni d’oro della serie C, per seguirne poi anche il progressivo declino.
Anche gli anni gloriosi della pallamano, sport allora quasi sconosciuto, hanno trovato in Tomasi un narratore attento delle vicende che hanno portato la squadra roveretana, targata Volani, alla conquista di vari scudetti.
Ma anche gli altri sport, ingiustamente considerati minori, hanno avuto la sua attenzione.
Con Ezio in pensione dall’insegnamento L’Adige gli aveva chiesto di allargare i suoi orizzonti, anche alla cronaca, spaziando su tutti i fronti.
Ma sempre con lo stesso stile: quello del linguaggio sobrio, che cerca di stare alla realtà dei fatti, per quanto possibile nel giornalismo, rispettoso delle persone, senza mai ergersi a giudice e protagonista.
Questa è l’eredità che ci lascia Ezio Tomasi : un esempio di impegno per gli altri, per i giovani soprattutto, una lezione di serietà nell’informazione.
Per tutto questo non solo i molti amici che lo hanno conosciuto, ma tutta la città di Rovereto gli devono dire grazie.

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