martedì 4 agosto 2020 QUERCIA ROVERETO
Settore assoluto

Il mio decathlon, Fantozzi correva con me


AMARCORD - Grande Lorenzo Naidon e, dunque, in suo onore,
un salto in lungo all’indietro di mezzo secolo

di Vittorio Colombo

Mi telefona il mio amico Carlo Giordani. “Dai, - mi dice - scrivi qualcosa del tuo vecchio decathlon”. Proprio vecchio perché il balzo all’indietro è al lontano 1971, quando stabilii il record regionale con 6509 punti. Era il mio terzo record nelle prove multiple (sei volte avevo battuto il regionale nell’alto fino ad arrivare, con il ventrale, a m.2.01). Avevo 23 anni e di li a poco, dopo un anno e mezzo nei Carabinieri, smisi perché allora si doveva pensare assai presto alla pagnotta.

Vittorio Colombo impegnato sulla pedana dello stadio Querica nel salto in alto con lo stile ventrale
Vittorio Colombo impegnato sulla pedana dello stadio Querica nel salto in alto con lo stile ventrale

Ora tornando al Carletto, con il quale ho condiviso atletica e giornalismo a’”l’Adige” il motivo di questo mio Amarcord sollecitato è il fresco record di Lorenzo Naidon che ha toccato la vetta di 7.443 con risultati di rilievo. A Lorenzo complimenti e un mare di auguri. Lo aspettiamo sopra gli 8000.
Con mio grande stupore sono stato primatista provinciale per ben 24 anni; solo nel 2005 sempre uno della Quercia, Loris Pinter, mi scalzò portando il record a 6,738 punti.
Fatta questa premessa ecco una manciata di ricordi. Devo dire però, come premessa, che guardando i risultati di gare regionali mi scopro a considerare che noi della vecchia guardia non sfigureremmo neppure oggi: nel mio piccolo, oltre al 2.01 in alto, stile alla Brumel, pedana in terra rossa con un buco enorme dove si staccava (2.04 ai Carabinieri, traccia persa nelle statistiche), quasi 48 metri di disco e sui 15 metri di peso, in entrambi i casi record provinciali.

Ma i trentini erano una forza, alcuni nomi: Giordani, Cavalieri, Cramerotti, Tomasini, Ianes e i miei compagni di merende, i rivani Renato Dionisi ed Aldo Righi. Con Renato ed Aldo mi allenavo al campo Benacense di Riva. Pista in terra battura con curve rialzate, dal ‘70 una sorta di asfalto che rifiutata perfino i chiodi. Negli anni da allievi (1964, primo nelle graduatorie nazionali in alto e disco, terzo nel peso e quarto triathon, poi anno a Formia), d’estate, si andava al campo alle 3 di pomeriggio e si staccava alle 9 di sera. Ci portavamo anche i panini. Si faceva di tutto, dai salti ai lanci; le corse non erano gettonate perché si faceva fatica. E si privilegiava il divertimento. Il decathlon era da ammalati di atletica anche perchè non se lo filava quasi nessuno. Il record nazionale era di Franco Sar, 7300 punti circa e un buon sesto posto alle Olimpiadi di Roma.
In Trentino Alto Adige veniva organizzato un decathlon all’anno. Perché proprio non si poteva fare a meno. Di solito ad ottobre quando tutti avevano smobilitato e pioveva sempre. Si svolgeva dalle 3 del pomeriggio del sabato al mezzogiorno della domenica. Una cosa mostruosa. Cinque gare in cinque ore al sabato. Finivo sempre l’alto per ultimo, venivo prelevato di peso dai giudici e dovevo fare i 400 metri con la scarpetta dell’alto. A Merano, in piena notte, corremmo i quattrocento inseguiti da una macchina che, in pista, ci illuminava le schiene minacciando di travolgerci e così tutti tagliavano la curva prima del finale. La stessa cosa successe ai nazionali a Forlì, dove nel 1969 feci il primo record regionale con 6270 puni (precedente Mauro Cont, poco meno di 6000) arivando quarto. Ho un bel ricordo di quella gara perché partecipai con due cari amici della Quercia, Stefano Colla e Roberto Vardaro che ricordo sempre con rimpianto.
Regionali, seconda giornata. Verso mezzanotte del sabato, se non si fermava la 600 del caposezione atletica della Benacense Bruno Santi, l’arrivo a casa a Riva. Ti buttavi sul letto e ti rialzavi perchè alle 5 si ripartiva. Oh, alle 8 in punto, a Merano sempre sede dei regionali, ti spingevano a cavallo degli ostacoli ricoperti di brina con temperatura sotto zero gradi. Si chiudeva con i 1500 piani, anzi “piano” ben sopra i 5 minuti, con i giudici che ti correvano davanti per andare a mangiare.

Va beh, ci siamo divertiti. Bei ricordi, tanti amici, e l’atletica era gioia. Ricordo per far felice l’amico Giordani, ritrovato poi per un po’come boss ai Carabinieri, che posso vantare anche un paio di gare da giallorverde alla Quercia. Avevo smesso con l’atletica da 5 anni circa e lavoravo all’Adige di Rovereto. La Quercia, per i campionati di società, aveva un buco nel lancio del peso. Così fui precettato in pedana e stabili, con circa 13.80.il record di società.
Va beh, è stato bello, chi ha fatto atletica è di una categoria superiore, poi chi ha fatto il decathlon continua a farlo per tutta la vita. Succede anche a me, certe notti sogno di fare tutte le dieci gare. E i dannati 1500 non finiscono mai.

Lorenzo Naidon gioisce per il nuovo record di salto con l'asta, 4,60 (foto Claudio Naidon)
Lorenzo Naidon gioisce per il nuovo record di salto con l'asta, 4,60 (foto Claudio Naidon)

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