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martedì 6 agosto 2019 FIT TRENTINO
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Svolta tecnica al Ct Trento: arrivano Gatto e Cimadon


Voltare pagina dopo sedici anni non è mai un’operazione semplice. Ogni separazione, per quanto inevitabile, lascia sempre dietro di sé piccole ferite, lacerazioni che solo il tempo può riaggiustare. Comporta scelte non semplici, porta addosso l’inquietudine del cambiamento. Così anche il distacco dal maestro Nicola Bruno trasferitosi ad inizio estate all’Argentario di Cognola, non è stato un passaggio indolore per il Circolo Tennis Trento, e non poteva esserlo, visto che il maestro lodigiano ha diretto per lungo tempo e con buoni risultati la Scuola del club di piazza Venezia. Una storia che appartiene già al passato, adesso per lo storico sodalizio cittadino che ha recentemente varcato il traguardo degli ottant’anni di vita, sta per cominciare un capitolo nuovo, ripartirà con l’entusiasmo, la spinta e la determinazione di nuovo staff tecnico, chiamato da settembre a ridare slancio e impulso all’attività del Circolo, a riallacciare più saldamente i fili con un certo discorso agonistico, fili che si erano un po’ allentati nelle ultime stagioni. Un cambio di rotta fortemente voluto dal consiglio direttivo del circolo, presieduto da Stefano Sembenotti, che ha deciso di affidare la guida della Scuola Tennis ai maestri Gianluca Gatto e Raffaele Cimadon, reduci dall’esperienza al Circolo Tennis Caldaro. Su quegli stessi campi dove è nato il felice connubio tra Andreas Seppi e Massimo Sartori, tanto per intenderci, lì dove spesso ha fatto capolino anche un certo Riccardo Piatti. Contatti che si sono rivelati preziosi per integrare il bagaglio dei due maestri. “Parliamo di tecnici che riescono a trasmetterti una certa cultura del lavoro, che ti fanno capire dove devi battere di più il martello, che sanno restituirti sollecitazioni forti”, spiega al proposito Gatto. Sollecitazioni che adesso entrambi dovranno trasferire sulla terra rossa di piazza Venezia.

ENTUSIASMO E PASSIONE - “Veniamo per costruire qualcosa di importante - conferma il maestro genovese, classe 1974 - ma non ricominceremo da zero, qui c’è storia e tradizione, una realtà che ha delle basi e che è fortemente radicata nella città. La ricetta? Semplice, portiamo passione ed entusiasmo, e soprattutto tanta voglia di lavorare.” E il lavoro di sicuro non mancherà “Non ci spaventa, siamo carichi. Sarà importante convincere tutti della bontà del nostro progetto”, prosegue Gatto, che preferisce definirsi semplicemente un uomo di campo, “uno abituato a stare anche ore con la racchetta in mano se necessario.” Lui e Cimadon si sono conosciuti due anni fa proprio a Caldaro, Subito è nata un’amicizia spontanea, sincera. “Ci accomuna lo stesso modo di vedere e intendere il tennis”, rivela Raffaele, cresciuto dall’altra parte della barricata, all’Ata Battisti. Con il sodalizio di via Fersina ha raccolto tanti buoni risultati, si è costruito una solida classifica di B3, giocando la serie B e A a squadre, prima di cominciare l’attività di maestro. Dapprima nelle Giudicarie, poi a Caldaro insieme a Luca Dallapiazza; nell’estate del 2007 è rientrato in riva al lago dopo una positiva parentesi in val di Ledro con il tecnico del comitato Anna Dorigotti. In Alto Adige ha ricoperto pure il ruolo di fiduciario: “Avevo voglia di cambiare”, aggiunge Cimadon. “Tornare nella città dove sono nato e cresciuto rappresenta un’opportunità davvero stimolante. Sono convinto che ci siano tutti i presupposti per fare un ottimo lavoro insieme a Gianluca.”

PROFESSIONISTA PER UN ANNO - Curiosa la storia di Gatto, genovese doc, cresciuto sui campi in terra rossa del Park. Un trafila giovanile promettente, titoli regionali in serie, gli allenamenti al centro tecnico ligure sotto la guida di Lubrano e Inserra sino alla finale dei campionati italiani under 18 e l’inevitabile salto tra i Pro. Senza troppa fiducia, almeno sino all’incontro rivelazione con l’haitiano Viktor Desgrottes (foto in basso), coach di Ronald Agenor, ex numero 22 al mondo. Con il guru caraibico si instaura un rapporto di stima reciproca, rinsaldato dalle lunghe frequentazioni estive in Alto Adige dove Desgrottes fa base per diversi anni. “Un personaggio particolare che sicuramente sapeva il fatto suo - racconta Gatto - aveva una mentalità professionale che in Italia ancora mancava a quei tempi. La differenza in allenamento si notava subito. Certo era anche uno molto diretto, piuttosto intransigente, con una carattere non semplice.” La collaborazione è feconda, spinge il ligure sino a Bordeaux, dove si allena insieme ad Agenor. Nel gennaio del 1997 parte per il Portogallo insieme all’amico Alessio Di Mauro, “Con poche aspettative”. Invece raggiunge la finale al primo torneo Satellite. “Raddrizzai due partite che sembravano perse nelle qualificazioni, una con Christophe Rochus, fratello del più celebre Olivier. Qualcosa evidentemente scattò nella mia testa.” Il confine tra vittorie e sconfitte è sempre piuttosto labile nel tennis, incerto quanto indefinito, basta un colpo, un rimbalzo per imprimere direzioni diverse a una partita e a un torneo. Magari a una vita. Gatto vince un quarto teso proprio con Di Mauro, “eravamo tutti e due molto nervosi, ci giocavamo la vita”, poi batte il brasiliano Macio Carlsson, ex 119, e rimonta in finale l’idolo di casa Bernardo Mota che si arrampicherà sino al numero 194 delle classifiche mondiali. Pure Gatto scala le graduatorie durante una stagione che lo vedrà vincere il Satellite di Montecatini, in finale con Stefano Cobolli, e il Master del circuito greco a Iraklion, sull’isola di Creta, contro l’americano David Caldwell. Chiude l’anno al numero 306. La sua carriera sta per decollare, e invece deve partire per il servizio militare. Finisce nella Compagnia atleti, ma gli intoppi burocratici rendono quegli undici mesi snervanti, troppo complicati da gestire. “Praticamente ho dovuto smettere o quanto meno ridurre drasticamente l’attività, anche perché ero rimasto senza allenatore”, rivela. “Una volta terminato il militare ho provato a rimettermi in gioco, ma senza la necessaria convinzione. In pratica ho fatto il professionista solo per un anno. E’ stata dura rinunciare proprio quando mi ero reso conto che avrei potuto combinare qualcosa di serio, ma in fondo non ho rimpianti, continuo a fare quello che mi piace di più. Insegnare tennis.” Gatto comunque fa ancora in tempo a vincere un titolo Itf a Roma nel 1998, superando Massimo Valeri (numero 137 nel 1992) e l’anno successivo è di nuovo in finale su gli stessi campi, stavolta sconfitto da un altro tennista capitolino, Pietro Angelini.

ALTO ADIGE NEL DESTINO - Le soddisfazioni non mancano, per tre anni di fila, dal 2000 al 2002, è campione d’Italia a squadre con la maglia della CRB Bologna, insieme a gente come Daniele Bracciali, Stefano Galvani, Adrian Voinea, Uros Vico e Filippo Volandri. In serie A si toglie pure lo sfizio di battere un certo Davide Sanguinetti che allora viaggiava intorno al numero 50 al mondo. Ma c’è sempre l’Alto Adige nel suo destino, qui veniva per allenarsi, qui torna come maestro. Lascia la Liguria, il Centro Tecnico dove segue la giovane promessa Pietro Ansaldo, “ma senza troppe prospettive per il futuro”, per raccogliere l’offerta dell’Ussa Bolzano, che da tempo gli sta facendo la corte e dove resterà per nove anni a dirigere la Scuola Agonistica, con tennisti di valore, come Patrick Prader. Esigenze familiari lo spingono verso Fié, seguono le esperienze di Ortisei e di Naturno con il vulcanico Andreas Gerstgrasser, sino all’arrivo a Caldaro. Nel frattempo continua a giocare da protagonista nei tornei Open regionali, raggiunge una finale al Città di Bolzano, persa con Meneschincheri e conquista l’edizione 2006 del Città di Riva, piegando in finale Andrea Fava, 2.2 di Vicenza.
NUOVO CORSO - A Trento porterà l’esperienza di chi conosce la realtà del professionismo, ma che ha ben chiara ogni dimensione, ogni sfaccettatura del tennis agonistico e del tennis inteso come semplice divertimento. “Io e Raffaele non vediamo l’ora di cominciare - assicura - Vogliamo tenere un profilo alto, e puntare sulla qualità. Senza per questo dare eccessiva importanza al risultato immediato, ma cercando di impostare un’attenta programmazione a lungo termine.” Quello che di sicuro è mancato negli ultimi anni. Saranno coadiuvati anche da un nuovo preparatore atletico, il roveretano Thomas Anzalone. Il circolo intanto si appresta a compiere anche un significativo maquillage, a breve dovrebbero cominciare i lavori per il nuovo pallone destinato a coprire tutti e quattro i campi di piazza Venezia. Si punta a restituire un’immagine inedita a tutto l’impianto cittadino, un’immagine fresca che rappresenti al meglio il nuovo corso che sta per cominciare.
PRESENTAZIONE UFFICIALE - Mercoledì dalle 18.30 presso il Circolo Tennis nella sede di piazza Venezia il Consiglio Direttivo presentarà i nuovi tecnici ai soci, ai genitori ed agli allievi della Scuola ed agli atleti agonisti.

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