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martedì 6 agosto 2019 FIT TRENTINO
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Stefano D'Agostino racconta la sua esperienza in azzurro


Vestire la maglia azzurra. E’ uno di quei sogni che ti porti dietro da quando hai cominciato a colpire una pallina con la racchetta, ti aiutano a sopportare le lunghe ore di allenamento, i sacrifici, le attese snervanti ai tornei. E come tutti i sogni, quando si avverano rischiano di travolgerti con il loro vortice imprevedibile di emozioni. Stefano D’Agostino lo sa bene, non è stato semplice gestire la pressione della prima volta, chiamato a difendere i colori italiani in una competizione internazionale del prestigio e dello spessore della Coppa Borotrà, vero e proprio campionato continentale under 16. Un’avventura agrodolce perché la giovine Italia non continuerà il suo percorso in Francia, dove dal 5 al 7 agosto si giocheranno le fasi finali; la sconfitta con l’Ucraina nella fase eliminatoria di Latiano, in provincia di Brindisi, ha chiuso le porte ai nostri. “Un peccato - spiega Dago - sarebbe stato bello confrontarsi con i migliori d'Europa”. Due sconfitte, al termine di match molto lottati con ragazzi tignosi come l’israeliano Orel Kimhi e l’ucraino Mykhailo Mossur, una vittoria con lo sloveno Aljaz Jeran, il bilancio del trentino: “Purtroppo non sono riuscito a esprimermi al 100% delle mie possibilità, la tensione si è fatta sentire, eccome, erano avversari alla mia portata, ma giocavano comunque bene e nei momenti importanti hanno sbagliato poco. Durante l’ultimo singolo sono rimasto più tranquillo, ma c’è da dire che il risultato contava anche meno. E’ stata comunque una grandissima esperienza, credo di aver imparato molto dai miei compagni Giorgio e Luca (il siciliano Tabacco e il pesarese Nardi, n.d.r.), più abituati di me a questo tipo di competizioni. Adesso mi sento più vicino a loro, rispetto a qualche mese fa.” Alla fine hanno aiutato anche i consigli del totem Stefano Pescosolido, il capitano azzurro, ex numero 42 al mondo: “Un’emozione averlo vicino. Mi ha detto che devo imparare ad essere più aggressivo, scendere a rete, trovare soluzioni diverse per chiudere il punto e non aspettare soltanto l’errore del mio avversario.” Suggerimenti di certo già metabolizzati, Stefano piace perché è un ragazzo sveglio e intelligente, diretto.

Tennis e studio, frequenterà a breve il quarto anno dell’Istituto tecnico tecnologico a Trento, assorbono quasi per intero le sue giornate: “E’ vero passo la maggior parte del tempo in corriera - ride - ma non mi pesa, guardo i miei coetanei e quello che fanno, e non li invidio di certo. Adoro giocare a tennis, se potessi resterei tutta la giornata in campo. La soddisfazione più grande? Sapere di essere d’esempio per qualche ragazzino più giovane, come lo sono stati per me giocatori come Mattia Bernardi, Nicolò Zamponi, quando sono arrivato qui all’Ata.” Ha cominciato con le palline di gomma piuma ad Arco, il paese natale, poi le prime partite sui campi di Mori e il passaggio all’Ata con il maestro Labrocca cinque anni fa. “Fondamentale per la mia crescita.” La vittoria al torneo Eta u16 di Fossano, il terzo turno all’Avvenire hanno restituito quest’anno nuove consapevolezze: “Adesso mi piacerebbe vincere qualche partita negli Open, battere giocatori di classifica superiore. Il sogno? Beh, conquistare uno Slam, uno qualsiasi, che altro?” Già, mai smettere di sognare, intanto però ci sono obiettivi importanti a breve: i campionati individuali under 16 e quelli a squadre. Con l’Ata favorita: “Non sarà semplice, ci sono squadre toste. Gli individuali sono una bella occasione, da sfruttare perché mancherà Nardi, impegnato negli Us Open junior.” Parliamo di Campioni “Come caratteristiche di gioco mi piace Berrettini, ma se devo fare un nome dico Federer, tutta la vita.” Un punto in comune con Berrettini c’è, il carattere determinato. “E’ sicuramente il più punto di forza, sono uno che non molla mai. Mi è capitato diverse volte di recuperare partite che sembravano perse, le difficoltà mi caricano.” E di carattere adesso ne servirà tanto, in questo calda e appassionante seconda parte di stagione.

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