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sabato 29 dicembre 2018 FIT TRENTINO
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Deborah Chiesa traccia un bilancio del suo 2018


Il 2018 di Deborah Chiesa è fatto di tanti frammenti. E come i vetri di un immaginario caleidoscopio, riflettono immagini sempre diverse. Non può essere altrimenti perché nelle pieghe di una lunga e vorticosa stagione si è infilato un po’ di tutto: gioie, lacrime, emozioni, disillusioni e speranze. Dall’esordio assoluto in maglia azzurra, suggellato dall’esaltante vittoria in Fed Cup con la spagnola Laura Arruabarrena, numero 82 al mondo, all’impresa sfiorata al Roland Garros, dall’erba effimera di Wimbledon sino alle ultime stentate esibizioni sulla grigia terra rossa di Santa Margherita di Pula, dove a fine estate la tennista di Trento ha provato inutilmente a rifugiarsi per ritrovare punti e morale. Un turbinio di sensazioni che avrebbe rischiato di travolgere tanti, non lei, perché Debby nonostante i suoi 22 anni possiede il dono raro dell’equilibrio. Si è rituffata nel lavoro, più determinata che mai. E il finale d’anno le ha regalato una piccola soddisfazione, il premio come migliore "Next Gen femminile nella prima edizione dei "SuperTennis Awards" a Roma. Preferita a Martina Trevisan e Jasmine Paolini. “Nemmeno immaginavo ci fosse la categoria – sorride candidamente – Non me l’aspettavo proprio, ma mi ha fatto molto piacere, significa che molti si ricordano ancora di quanto ho fatto di buono durante il 2018.”
Anno che si chiuderà al numero 260 della graduatoria Wta, dopo aver toccato il numero 143.
“Ero partita bene, sullo slancio dell’anno precedente. L’Australia, il primo Slam della mia vita, tutto era nuovo, elettrizzante. Giocavo senza troppi pensieri, non avevo nulla da perdere. Dopo la Fed Cup e Parigi, che è stata un po’ la ciliegina sulla torta, mi sono ritrovata con tante attenzioni addosso, tanta pressione. Ho fatto fatica a gestire il momento. Tra luglio e agosto avevo poi parecchi punti da difendere, ho cominciato a perdere qualche partita in più, con avversarie comunque forti, e ho smarrito piano piano fiducia e serenità. Se non le hai provate sulla tua pelle certe situazioni sono molto più complicate da affrontare. Non sai mai come devi reagire. Ho vissuto male quel periodo, soprattutto il finale di stagione, anche perché ci tenevo tanto a tornare in Australia. La classifica non me lo consente, ma non mi sono abbattuta, ho ricominciato subito la preparazione ad Anzio. Avrò la possibilità di allenarmi sino alla fine di gennaio, e questo mi garantirà una base atletica più solida rispetto allo scorso anno. Cosa mi porto dentro del 2018? Il livello che sono riuscita a esprimere, diverse belle vittorie. E’ stato un anno che mi ha insegnato tanto, nel bene e nel male. E sono convinta che certe esperienze mi serviranno parecchio in futuro.”
In particolare?
“A non ascoltare troppo le critiche, per esempio. Ci saranno sempre, inutile fasciarsi la testa. Ora so che devo concentrare tutte le energie su di me, pensare soltanto a ciò che mi fa più bene.”
Forse, sulla seconda parte di stagione, ha pesato il contraccolpo per la svolta mancata al primo turno del Roland Garros, quei cinque match point con la ex top ten svizzera Belinda Bencic, 71 al mondo.
“E’ vero, dal punto di vista emotivo mi sentivo a pezzi dopo quella partita, distrutta. Già qualificarmi era stato quasi un sogno, trovarmi così vicina al secondo turno è stata una cosa pazzesca. Ma credo che il momento più buio sia stato a Wimbledon, avevo passato il primo turno delle quali poi ho perso con una tennista giapponese (Mayo Hibi n.d.r.) che giocava tutto in slice e che mi ha mandato completamente fuori palla. Ho cominciato a sentirmi mentalmente stanca, svuotata.”
La scelta di giocare i tornei Itf in Sardegna non ha pagato. Forse per ritrovare fiducia punti in classifica serviva un po’ di coraggio e puntare sulle prove maggiori.
“Prima di andare in Sardegna avevo disputato solo tornei importanti. La scelta di Santa Margherita di Pula era determinata dal fatto che avevo bisogno di giocare più partite, negli altri tornei rischi di andare in campo solo per un match o due alla settimana visto che il livello è sempre molto alto. Così è dura prendere ritmo. Con il mio allenatore ci siamo detti: andiamo lì e vediamo come va. Non è stata un’esperienza positiva, partivo sempre tra le prime teste di serie, le attese erano alte e le avversarie comunque competitive al di là della classifica. Ho fatto tanta fatica, troppa.”
Comincia il 2019 con quali prospettive?
“Sono tranquilla, non mi aspetto nulla in particolare. Inizierò a giocare da fine gennaio, non so ancora dove. Per ora penso soltanto a lavorare. So che impegnandomi con costanza e passione alla fine i risultati arriveranno. Sono salita sino al numero 143, ma mi sentivo con l’acqua alla gola. Quando giochi a quei livelli pure i dettagli, le piccole cose hanno un peso enorme. Devo diventare più solida, anche mentalmente.”
Con Francesco Piccari, il tuo allenatore, il rapporto è ancora forte?
“Sì. Anche se Francesco ha un carattere particolare, molto diverso dal mio. Alle volte ci scontriamo, ci resto male, però parliamo tanto e le discussioni si sono sempre rivelate molto costruttive. Ho grande stima di lui, e quando lavoriamo sul campo mi trovo molto bene. Abbiamo un obiettivo comune, riuscire ad arrivare nei top 100.”

di Luca Avancini
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