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lunedì 28 maggio 2018 FIT TRENTINO
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Debby che peccato: manca cinque match point con la Bencic


Debby che peccato. La Chiesa accarezza a lungo il sogno di vincere la prima partita di uno Slam sulla terra rossa del Roland Garros, ma deve arrendersi alla svizzera Belinda Bencic, numero 71 delle graduatorie mondiali. Il risveglio è brusco e doloroso e ha il sapore amaro delle occasioni perdute, tante quanti i rimpianti, perché la 21enne trentina non riesce a concretizzare ben cinque palle del match nel secondo set e cede alla ex top ten dopo oltre due ore e tre quarti di battaglia durissima, 3-6 7-6 7-5. La sfida è un romanzo appassionante e intenso, la Chiesa lo interpreta al meglio in avvio, la tensione, più che comprensibile, affiora evidente nei primi scambi, ma la trentina gioca nel modo giusto contro un’avversaria che fatica a ad aggiustare la misura dei colpi, a ritrovare fiducia dopo aver disputato appena tre tornei in stagione e vinto due sole partite. L’azzurra non forza saggiamente gli scambi, varia spesso ritmo e profondità, alterna palle alte a improvvise accelerazioni, e soprattutto cerca di spostare l’elvetica sul lato del rovescio per aprirsi campo dalla parte del diritto, la più debole. Allunga sul 4-1, sembra essersi scrollata di dosso la pressione, ma il servizio funziona a corrente alterna. Si fa recuperare da 1-4 a 3-4, due errori consecutivi della Bencic nel momento più delicato le consegnano il 5-3 e di fatto il primo set. Deborah allenta un attimo la morsa, cede la battuta all’inizio della seconda frazione, ma ricuce subito lo strappo e torna in testa nel punteggio. Sul 5-4 la Bencic le spalanca le porte con tre errori consecutivi, la trentina esita un attimo, forse le manca un po' di coraggio per osare, i rischi se li prende la svizzera, ha l’esperienza e la qualità per farlo e riaggancia la parità da 0-40, cancella altre due palle del match, e dopo un game interminabile si porta sul 5-5. La Chiesa reagisce, va ancora in testa, ma deve infilarsi in quella stretta angosciosa che è il tie-break, qui commette subito un doppio fallo, sbaglia una palla corta e spiana la strada alla 21enne di Flawil che fa suo il parziale sette punti a due. Il terzo set è un susseguirsi di break e contro break, la trentina manca una palla del 2-0, e ora deve lottare punto a punto. Si intuisce che l’inerzia è cambiata, la Bencic spinge con più decisione e sbaglia poco. Altri si sarebbero sciolti, ripensando a un secondo set che deve pesare come un macigno nella testa, non la Chiesa che esibisce tutto il suo carattere per restare aggrappata con le unghie e con i denti alla partita. Cancella a sua volta un match point nel decimo gioco pulendo la riga con il rovescio e agguanta il 5-5 con un ace. La svizzera però resta davanti, la Chiesa è quasi trafitta dalla fatica, ma con orgoglio annulla il doppio svantaggio e si procura una palla del 6-6. Una pallida illusione che s’infrange sui colpi solidi della elvetica che dopo aver messo a segno con il diritto il punto del 7-5 può sdraiarsi in lacrime sul campo, felice come se avesse vinto il titolo. Proprio quando il cielo comincia a farsi grigio e tetro. Bello l’abbraccio tra le due alla fine, non può consolare la nostra che si merita però gli applausi per averci provato sino in fondo, con tenacia e ostinazione. Ci vorrà forse un po’ di tempo per cancellare la delusione, ma adesso Deborah può ripartire da una consapevolezza, quella di avere i mezzi tecnici e fisici per stare a certi livelli. Una vittoria l’avrebbe resa ancora più forte, ma ora sa di non essere qui per caso.

di Luca Avancini
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